fbpx

SPOTLIGHT ON: LA NARRATIVA DI WYRD EDIZIONI – LA NOVELLA

Proseguiamo con la nostra chiacchierata e, se avrete la pazienza di seguirci per i prossimi numeri,
scopriremo insieme un’importante opportunità per chi ama scrivere.

Trovate il primo articolo di questa serie qui

LA TIE-IN FICTION E IL GDR

A differenza di altri settori, il settore dei giochi di ruolo è un ambiente estremamente composito che richiede conoscenze e specializzazioni diverse e si compone di competenze differenziate. Nel gdr ogni aspetto della creatività è organizzato per confluire sulla creazione di un’identità, un marchio che individua un gruppo di prodotti che vanno dai giochi, alle serie tv o ai film, alla narrativa. Nel corso degli anni, infatti, con lo sviluppo di serie televisive, etichette abbinate, videogiochi, linee di giochi da tavolo e così via, grande impulso e sviluppo ha avuto negli Stati Uniti tutta la letteratura che viene definita nel settore Tie-in Fiction.

Inizialmente questo genere, proprio perché concepito per prolungare l’esperienza televisiva o di gioco, era stato spesso trattato come secondario rispetto alla letteratura in senso stretto. Mi sono rivolta ad alcuni esperti dell’argomento e, a questo proposito, abbiamo diffusamente parlato di molte cose. Vi ripropongo i passaggi più interessanti. In calce potete vedere con chi abbiamo chiacchierato. (Segnalo che il termine ‘letteratura di genere’ non è corretto da usare, ma è veloce. Lo impiegheremo spesso in questi articoli NdR).

Marco, io ricordo negli anni ’80, quando lessi ALIEN, che non era considerato ‘letteratura’ in libreria, o, allo stesso modo, la serie di Star Wars. Si tratta di una questione solo italiana o anche negli USA aveva lo stesso stigma?

Ciao Elisabetta, esattamente lo stesso. La tie-in, per questa sua natura di sussidiarietà ad un altro mezzo, non era percepita come letteratura perchè veniva prodotta dopo la fonte originante. La letteratura legata ad un marchio, infatti, rispetto alla letteratura in senso tradizionale, avrebbe dovuto rispondere a esigenze di audience diversa che si aspettavano una più rapida modalità di fruizione, analoga al format del titolo originale della linea che in quegli anni, come hai ricordato, era in genere il film. Per questo motivo si tendeva – e ancora si tende in alcuni ambienti – a dare per scontato che i libri scritti a questo scopo si andassero ad arrestare in una via di mezzo fra il racconto e il romanzo, garantendosi anche una definizione specifica: novella, ovvero romanzo breve.

Una delle cose che li ha sempre caratterizzati nel corso degli anni, è stata proprio questa brevità che consentiva, da un lato, di raggiungere un genere di fruitori abituato alle tempistiche rapide della televisione e del gioco – principalmente giovani – e dall’altro di esplorare comunque abbastanza bene degli aspetti che andavano ad approfondire i personaggi o particolari soggetti non toccati nel corso della serie.

Proprio per queste sue caratteristiche, di brevità e orientamento verso un pubblico tendenzialmente giovane, la letteratura di genere abbinata a giochi e serie televisive o linee o marchi cinematografici di successo è sempre stata considerata priva di quelle caratteristiche di cultura ed estromessa dalla classificazione di letteratura.

Ti faccio un’altra domanda, prima di andare avanti. Tu sei uno degli editor più importanti nel settore, ma il concetto di editor in ambito letterario è molto diverso dalla definizione ‘editor’ in ambito gdr – per restare nel campo nel quale opera Wyrd. Un editor letterario è una sorta di tutor dell’autore che gli viene affidato (nel tuo caso dell’autore che sceglie), e deve salvaguardare le richieste dell’editore facendo impegnare al meglio l’autore – anche richiedendo o imponendo modifiche alla sua produzione. Allora ti chiedo, nella tua esperienza: quanto è difficile riuscire a soddisfare le aspettative di un lettore e come sono cambiate le cose nel corso del tempo?

Sono in questa industria da moltissimi anni e posso dire che, effettivamente, come detto all’inizio, in passato non c’era una grande considerazione né di chi scriveva questo genere, né di chi lo leggeva. Ma non era incomprensibile: quello che un editore ricercava era semplicemente offrire un’esperienza di completamento a qualcosa che era già predominante nel soddisfare la passione di un fan, che fosse il film al cinema o la serie televisiva oppure il videogioco.

In pratica erano ‘novelization’ del film, quindi. Trasposizioni dirette e un po’ più dettagliate della storia del film poggianti spesso sulla sceneggiatura originale, qualcosa che il regista non aveva potuto ‘approfondire’ nel film…

Esatto. La letteratura di questo genere aveva un posto di nicchia e dunque anche le risorse investite in essa erano limitate. Come in ogni cosa, spesso i risultati che ottieni dipendono da quanto un editore è disposto ad investire nella produzione. Perciò, sì, in passato era molto difficile per noi editor avere delle produzioni all’altezza della situazione – se escludi il fatto che non erano ‘temi’ nuovi quelli che potevi includere, ma semplici ‘trasposizioni’ (come il caso del primo libro di ALIEN, NdA). Abbastanza presto, comunque, si pensò di trasformare le ‘trasposizioni’ in ‘episodi nuovi’. Ma non fu facile arrivare ad un livello accettabile, inizialmente. E c’è un motivo, che forse non è evidente dall’esterno ma che per noi editor – che dovevamo in molti casi scegliere di persona a chi affidare una linea – era fonte costante di frustrazione. Se volevamo infatti uno scrittore di una certa importanza nel mercato, riuscire ad accaparrarci la sua collaborazione era una questione quasi impossibile o che richiedeva enormi capacità contrattuali o persuasive – e spesso ricordo che non bastavano – perché coloro che si consideravano, comprensibilmente, scrittori ‘seri’ non volevano mettere in collegamento il loro nome con questo genere.

Tuttavia, nel corso degli ultimi vent’anni, a seguito di un cambiamento in quella che è la percezione sociale del fantasy e della fantascienza, molti scrittori non hanno più avuto paura di dichiarare la loro passione per questa o quella serie, c’è stata una sorta di outing, direi. È stato quindi un passo logico, per noi editor incaricati di linee anche molto importanti, proporgli di scrivere alcune parti proprio di quella passione che potevano in questo modo diventare proprio loro a diffondere, legandovi il nome come dichiaratamente appassionati. Quasi tutti gli scrittori, nel corso del tempo, si sono resi conto che, sia per la velocità di esecuzione (una novella richiede molto meno lavoro di un romanzo, e dunque meno tempo, e introiti più rapidi), sia per la vasta gamma di pubblico al quale potevano rivolgersi che, prima, quasi sicuramente, non aveva mai letto nulla di loro, si sono dichiarati ben contenti di dedicarsi alla stesura di qualche romanzo di genere.

C’è una sorta di feed-back positivo, mi sembra, fra la scelta dell’autore e la risposta del pubblico, o mi sbaglio? James, tu ne hai avuta esperienza diretta e duplice, sia come editor, che come direttore di linea… che come autore (ecco, è triplice, in effetti. Il tuo Death’s Heretic è il mio preferito in assoluto).

(È anche la mia tale preferita). Posso dire, dall’interno, che una delle cose fondamentali alle quali abbiamo assistito in questi anni è stata proprio questo innalzamento del livello dello stile di scrittura. Credo essenzialmente che dipenda proprio da quanto ha detto Marco, ovvero che all’interno delle linee siamo riusciti a inserire finalmente anche degli scrittori professionisti. La differenza fra scrittore professionista e non professionista è, purtroppo, lampante.

Voglio specificare. Per quanto sia teoricamente possibile imbattersi in ‘perle’ sepolte nella cenere e in dei fan che, magari, buon per loro, hanno doti incredibili e mai svelate nella scrittura, uno scrittore professionista resta comunque uno scrittore. Deve avere conoscenze specifiche del titolo, esperienza, conoscenza dei meccanismi di creazione letteraria, del genere, della letteratura, della grammatica… Non basta essere un fan, ma è obbligatorio esserlo. Non so se mi sono spiegato… E c’è un livello di difficoltà in più.

La letteratura tradizionale ha una struttura, di solito, e costruisce un romanzo che è motivato dal fatto di essere dipendente solo dal tema che ha scelto io, il suo autore. Per quanto riguarda la letteratura di genere, invece, essa deve rispettare dei canoni molto stretti che attengono anche fortemente alla percezione dei fan (vedi articolo precedente). Riassumendo: devi avere sicuramente conoscenze e abilità di scrittura, conoscere il genere e l’IP. Inoltre: devi costruire una storia su un tema dato, con una struttura specifica dell’IP, con un tipo di comunicazione consona all’IP. Non ci si improvvisa scrittori, nè – a maggior ragione – scrittori di novelle tie-in.

I fan, in passato, arrivavano alla tie-in come prolungamento dell’esperienza e la concepivano come appendice dell’esperienza principale. Adesso la ricercano attivamente e si uniformano, di loro stesso impulso, alle prescrizioni obbligatorie dettate dalla linea, nel mio caso Pathfinder ma potrebbe essere ALIEN o Terminator, dalle quali un autore non ha il permesso di discostarsi. Se in passato, come hai osservato, l’editore non si curava più di tanto di pretendere assoluta aderenza ad un’identità – magari non conosceva nemmeno i contenuti della linea che pubblicava – da un certo punto in poi gli editori più seri hanno cominciato ad affidare questo compito ad editor con il mandato di ‘dirigere’ le scelte degli autori, pretendendo aderenza. E il pubblico stesso, giudice e giuria, ha cominciato a pretendere lo stesso, bocciando senza scampo chi non raffigurava i suoi eroi nel modo richiesto dalla linea.

Al momento ci fermiamo. Abbiamo parlato piacevolmente di tutto, di persona, con i nostri esperti e la conversazione è durata molte ore (si tratta di un incontro che abbiamo avuto molti mesi fa, perchè il progetto di Wyrd Edizioni inerente alla narrativa ha una lunga storia). Moltissimi sono stati gli argomenti esplorati, perciò ne avremo ancora per qualche altra puntata. Nel frattempo, vediamo qualcosa di più su alcuni formati che abbiamo citato.

LA NOVELLA

Marco Palmieri ha introdotto il concetto di ‘novella’ che, in senso americano, è probabilmente una derivazione del nostro concept. La letteratura italiana è, comunque la si ritenga, una fonte fondamentale per la letteratura del mondo che si basa su canoni ben codificati. Ricordiamo infatti che L’asino d’oro, di Apuleio, è probabilmente il primo romanzo scritto secondo una struttura specifica da romanzo (o, per lo meno, è l’unico romanzo della letteratura latina pervenuto interamente fino ad oggi), e non dimentichiamo il Satyricon di Petronio, pervenutoci solo parzialmente ma con tutti i crismi del genere. Questi due romanzi brevi sono forse le prime novelle.

Perciò, quando si parla di novella nel caso dei romanzi brevi, si intende un genere più lungo di una storia breve (o racconto) ma non lungo quanto un romanzo. Non si tratta, come si tende erroneamente a classificarla, di una ‘raccolta’ di storie, che sono invece un’antologia di racconti seppur – in alcuni casi – collegati da un sovraracconto-cornice, ma di un vero e proprio genere specifico con una singola storia congrua nella trama. Se parliamo di novella in termini di tie-in fiction è più un genere nuovo (in novella viene anche inclusa questa idea) che ha conformato la sua struttura e la sua lunghezza sulle necessità di questo nuovo mercato.

Ecco perchè, per esempio per lo splendido Coriolis, gli autori hanno scelto di chiamare i loro libri tie-in come novelle. Suggeriamo, anzi, di leggere proprio la prossima uscita di Coriolis (I segreti di Nestor Ambar) nella versione italiana, la cui edizione ha richiesto una lavorazione consistente sul testo e lo ha reso decisamente eccellente. (Verrà resa disponibile all’acquisto in questi giorni, quindi trovate il pulsante per lo shop direttamente alla fine di questo articolo una volta attiva).

I NOSTRI ESPERTI

Marco Palmieri
Celebre Senior Editor della importantissima Tor.com, si è occupato e si occupa delle maggiori linee di tie-in novels per titoli come Star Trek, Warcraft e Starcraft, Resident Evil, Alien, Star Wars e molti, molti altri.

Shanna Germain
Scrittrice vincitrice di svariati premi, sia per la narrativa che nel gioco per il quale ha anche vinto il più prestigioso riconoscimento Ennies con Mostri!? Niente Paura! (edito in Italia da Wyrd Edizioni). I suoi romanzi coprono una vasta gamma di generi ma è molto famosa per tie-in fantasy legata al pluripremiato marchio Numenera, Predation e Cypher System.

James L. Sutter
Autore e game designer, nonchè musicista, insegnante di scrittura creativa, ex direttore esecutivo di Paizo, la celebre casa editrice di Pathfinder, nonchè direttore creativo di Starfinder e di tutta la linea narrativa di Paizo.

Lascia un commento