Trudvang Chronicles – Chronicles #3

Terzo appuntamento fisso dedicato a Trudvang Chronicles. Se volete leggere gli articoli precedenti, sono taggati come ‘Trudvang’ oppure cliccate sul tag ‘Chronicles’ e troverete tutti gli articoli su tutti i nostri giochi in arrivo, con approfondimenti, spiegazioni, curiosità.

Se non avete familiarità con Trudvang, fate un salto alla pagina del suo KICKSTARTER e quando vi sarete resi conto che volete assolutamente averlo anche se il KS è terminato, cliccate sul pulsantone LATE PLEDGE. Adesso è in vendita anche la mappa esclusiva creata per Wyrd Edizioni dalla bravissima Francesca Baerald.

Giocare a Trudvang è assolutamente coinvolgente ed è strettamente connesso con il background storico norreno. Perciò abbiamo pensato che è il gioco perfetto per consentire un po’ di approfondimento su alcuni argomenti correlati. Siete liberi, come per tutti i nostri articoli, di usare il materiale che vi proponiamo qui sul sito e, in caso di diffusione al di fuori del vostro gruppo di gioco, ricordate che è obbligatoria la citazione della fonte (link o sito Wyrd come riferimento).

Continuiamo con la religione in Trudvang, e vediamo anche qualche approfondimento incluso in Appendice nel volume Storie e Leggende di Trudvang. 

Tradizione Eald 

La Tradizione Eald è un complesso un sistema di credenze che si osserva nel Mittland orientale, mentre nell’area occidentale si sta lentamente passando ai Precetti di Nid. Iniziato come un semplice culto si è sviluppata via via in un sistema di miti e usi che sono profondamente connessi con la natura e con le quattro stagioni. La Tradizione Eald si è evoluta nel culto delle grandi gesta e della battaglia a causa dell’ostilità della regione. Perciò la Tradizione Eald considera l’ardimento come il tratto più importante di una persona, e semplici guerrieri ed eroi spesso ottengono più potere e rispetto di re e signori che detengono grandi ricchezze. Si sente spesso nelle canzoni degli skald che una battaglia è stata vinta da un singolo eroe o una mostruosa bestia è stata uccisa da un eroico guerriero. Il più grande desiderio di un guerriero del Mittland è quello di essere cantato in una saga da uno skald, o di diventare protagonista di un racconto che narri le sue gesta. In questo modo vivrà per sempre.

Per traslazione, non sono solo gli eroi ad essere venerati all’interno della Tradizione Eald, ma anche le armi e gli oggetti che permettono di compiere grandi gesta. Essi sono incisi, decorati, gli vengono imposti dei nomi e si cantano leggende che li riguardano. Gli oggetti vengono tramandati di generazione in generazione e continuano l’eredità di una famiglia o di un clan. Non è raro che tale arma o oggetto divenga più famoso dell’eroe che lo brandisce. In Storie e Leggende di Trudvang abbiamo parlato della storia di Tyrfing, la celeberrima lama, e di Mimung e del suo artefice, la cui storia cruenta è un caposaldo della tradizione epica delle saghe nordiche.

LA PRIMA LAMA

Era la vigilia del tredicesimo compleanno di Eiwar e suo padre lo aveva convocato. Il vecchio guerriero stava guardando i campi aperti mentre il vento inclemente scompigliava in una danza i suoi bianchi capelli. Eiwar si avvicinò al padre con passo attento, incerto se disturbare la sua veglia. “Non nasconderti nell’ombra, figlio mio. Non ti si addice. ” Lo apostrofò il padre, con voce severa.

Eiwar allora si affrettò e si inchinò: “Mi hai convocato, padre.”

Suo padre si volse verso di lui e lo guardò con occhi che erano seri come la morte stessa. Il sangue del giovane si raggelò, di cosa si era reso colpevole per provocare tali emozioni in suo padre? Poi però notò che suo padre teneva qualcosa fra le mani, avvolto in pelle marrone chiaro. Eiwar ebbe i brividi, perché sapeva ciò che era nascosto all’interno. “Ho qualcosa per te.” Gli disse suo padre. Strinse le mani rugose intorno all’elsa che faceva capolino dall’involto e dalla custodia di cuoio trasse una massiccia lama che tenne sollevata.

Eiwar cadde in ginocchio e fissò la lama sgranando gli occhi. La spada era magnifica. Affilata, perfettamente equilibrata e decorata con trame assai intricate di oro e d’argento […]

Curiosità: Le spade vichinghe

Le armi vichinghe erano fatte per combattere, ma anche per mostrare la ricchezza e lo status di un uomo. Tutti gli uomini liberi nella cultura norrena dovevano possedere un’arma (i più ricchi avevano una spada e gli altri scuri, lance, coltelli) e potevano portarla sempre con sé. Odino stesso diceva: “”Non lasciare le armi a terra dietro di te in un campo; non sai mai se all’improvviso ti toccherà usarle.”

Tuttavia, la spada dell’epoca vichinga non è una spada vichinga. Nel primo Medioevo, nell’Europa occidentale e settentrionale era la spada carolingia il tipo di spada prevalente. Si trattava di un’arma sviluppata nell’8° secolo dai Franchi, che l’avevano perfezionata nel corso del secolo precedente sviluppando la loro versione dalla spatha romana per adattarla ai combattimenti a cavallo. L’elemento distintivo di queste spade era il pomello lobato, ma non solo (si veda sotto). I Vichinghi, inoltre, usavano inscrivere motti in rune o latino.

Era questo il genere di spada che si ritrovava più spesso nelle tombe vichinghe e probabilmente vi era arrivata con il commercio o come bottino. Durante il regno di Carlomagno queste spade si potevano pagare intorno ai 1.000 euro, dunque erano armi destinate ai cavalieri. Presto erano andate a sostituire le antiche Seax (una parola sassone che indicava il “coltello) diffuse dai Germani in origine durante le migrazioni dell’epoca precedente (si veda Storie e Leggende di Trudvang, Appendice).

Queste nuove armi così ricercate, le spade forgiate dai Franchi (dette anche lame carolinge), erano state rese possibili dalla disponibilità di nuovi metalli e leghe di acciaio di alta qualità, che venivano prodotte in un modo molto particolare. Quando leggete qualcosa come: ‘La spada era magnifica. Affilata, perfettamente equilibrata e decorata con trame assai intricate di oro e d’argento...’ il motivo era che le spade di solito non erano realizzate con un solo ‘pezzo’ d’acciaio che veniva battuto, ma con dei blocchi compositi con una tecnica detta pattern welding e dunque non solo il pomolo era decorato ma anche la lama presentava dei pattern. Per ottenerli, si impiegavano vari gruppi e livelli di acciaio in fantastiche composizioni e direzioni e da queste si componevano, battendole, le lame che oggi vengono definite come damasco. Come potete immaginare sono lame splendide con effetti veramente fantastici e un’eccellente resistenza e durezza, anche se sulle lame rinvenute nei musei e del periodo indicato è difficile vederlo a occhio nudo dato lo stato di conservazione. La procedura era per le lame migliori: permetteva di realizzare una lama intera, non assemblata, e quindi meno soggetta a rottura.

Date un’occhiata qui, per avere un’idea di come vengono realizzate queste lame da ‘pattern’ compositi di acciaio. (Il pattern comincia ad evidenziarsi al minuto 17.38). Osservate quanto è tagliente, resistente e flessibile la lama che ne risulta!

 

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